Su una vita di ottant’anni
si può scrivere un romanzo
noi che siamo più alla mano
ci riuniamo invece a pranzo:
potrei alzarmi per
brindare
con la voce un po’ stentorea,
di quest’anni già trascorsi
raccontar la lunga storia;
far le lodi, il panegirico
a mio nonno
generale
ma il discorso che si aspetta
spesso è quello più banale:
abbondando in aggettivi,
abbondando in paroloni
si conclude che i cattivi
devon‘ essere più buoni
e si porta per modello
quella vita di bontà
che ha vissuto con successo
il papà del mio papà...
A me
l’enfasi non piace,
io non sono un parlatore,
parlo poco con la bocca,
parlo molto con il cuore;
e vi dico: se c’è un uomo
che ha
cent’anni?! non importa!
quello solo che interessa
è veder come li porta:
ne può avere venticinque
e già essere vecchiotto
od averne
centodieci
e sembrare un giovinotto;
perché quello che più conta
per sconfiggere ogni male
non è il fisico robusto
ma un altissimo
morale
ed io ti auguro di cuore
un morale sempre alto
che resista al fato avverso,
che resista ad ogni assalto.
E fin d’ora noi
potremmo
già fissar l’appuntamento
per il prossimo pranzetto
imbandito per i “cento”!
Massimiliano - novembre 1974